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Utente: moscar

Previsioni di Trading 02/03 - 06/03

La Grecia mantiene l’euro sotto pressione
Due gli eventi che hanno avuto effetti sulle quotazioni delle principali valute e delle commodities la scorsa settimana: sul fronte europeo, la Grecia ha presentato ai creditori un documento contenente le misure per trovare una soluzione alla crisi del paese. A livello globale è invece stata l’audizione della Presidente della FED Janet Yellen di fronte alle commissioni del Congresso USA a tenere banco, con l’annuncio che con tutta probabilità nei prossimi mesi la FED non aumenterà i tassi d’interesse, vista l’attuale situazione economica.
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Sterlina ai massimi del 2015 sul dollaro
Dopo un’iniziale debolezza, USD ha recuperato terreno, mettendo sotto pressione euro e sterlina britannica. Tuttavia, venerdì il dollaro si è mantenuto basso rispetto ad un paniere di altre importanti valute a causa dei dati rivisti sull’economia USA che mostrano come nell’ultimo trimestre del 2014 la crescita sia stata minore del previsto. Partita a 1,5392, la coppia GBP/USD è cresciuta fino a giovedì raggiungendo 1,5552, il record per il 2015, per poi ridiscendere a 1,5408 e terminare a 1,5440. Se la corsa al rialzo della sterlina dovesse continuare, è probabile che la valuta britannica finirà per trovare una resistenza a 1,56. Da parte sua, la coppia USD/JPY è aumentata da 119,05 a 119,65 con numerose fluttuazioni, indicando un trend rialzista del dollaro sullo yen, dopo la pubblicazione dei deboli dati giapponesi.
Sentiment negativo sull’euro
Le discussioni sulla Grecia pongono una volta ancora l’euro sotto pressione e alimentano il sentiment negativo anche per questa settimana. La Germania ha infatti commentato che l’estensione del piano potrebbe essere rifiutata se Atene non rispetterà gli impegni presi. Nella stessa giornata, ovvero giovedì scorso, l’euro è caduto bruscamente (da 1,1370 a 1,1193) rispetto al dollaro. Nei giorni precedenti la coppia EUR/USD si era mantenuta stabile a 1.13 ma alla chiusura dei listini non si è più ripreso ed è rimasto sotto la barriera dell’1,12. Simile il discorso per la copia EUR/CHF, che da 1,07 era arrivata a salire fino a 1,0795 giovedì per poi abbassarsi drasticamente a 1,0615 venerdì e chiudere in aumento a 1,0671. Da parte sua, EUR/GBP ha registrato una diminuzione costante per tutta la settimana (da 0,7390 a 0,7249).
Petrolio: a quando la risalita?
Le quotazioni del petrolio hanno registrato una diminuzione la scorsa settimana: partito da 50,69 UDS/oz, l’oro nero ha chiuso a 49,20 USD/oz. L’andamento ha mostrato una volatilità accentuata e tre bruschi cambiamenti di rotta: nella giornata di lunedì una rapida diminuzione da 50,93 a 48,77 USD/oz, ai minimi da un mese a questa parte. Mercoledì c’è stata l’improvvisa risalita da 49.09 a 51,00 USD/oz, dopo che il ministro del petrolio dell’Arabia Saudita ha citato un incremento della domanda mostrando come le fabbriche cinesi stiano producendo più del previsto. Ma il tutto si è poi rivelato un fuoco di paglia. Infatti, giovedì sera la quotazione ha toccato nuovamente i 48,62 USD/oz per poi appunto risalire al di sopra dei 49 dollari alla chiusura. Sulle quotazioni del petrolio, a pesare è l’offerta sul mercato, che continua ad essere eccessiva. Il Dipartimento dell’Energia USA ha comunicato che le scorte statunitensi di greggio sono aumentate di 8,4 milioni di barili a 434,1 milioni di barili. Si tratta di un nuovo livello record. Con la volatilità mostrata dall’oro nero è necessario continuare a operare con posizioni short, sfruttando i trend del momento.


Quotazioni di oro e argento in crescita
Settimana positiva per oro e argento, che dovrebbe indicare un trend rialzista, anche se a febbraio il prezzo del matallo giallo è sceso del 5% contro un aumento dell’8% in gennaio. Nell’ultima settimana, l’oro è partito a 1201 USD/oz, per toccare il minimo settimanale martedì a 1192 USD/oz e un massimo giovedì con un’impennata fino a 1218 USD/oz. Diminuzione venerdì pomeriggio fino a 1212 USD/oz, anche se globalmente gli ultimi tre giorni della settimana sono stati in crescita, grazie ai dati economici USA e un dollaro leggermente più debole. I prezzi dell’oro sono scesi sulla scia delle dichiarazioni su un possibile aumento dei tassi d’interesse USA entro fine anno. Simile l’andamento per l’argento: il metallo ha aperto a 16,18 USD/oz e chiuso a 16,61 USD/oz (massimo giovedì a 16,86 USD/oz).

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